Cesena addio: fallisce la regina delle provinciali anni ’70

L’Associazione Calcio Cesena non s’iscrive al campionato di Serie B e aderisce all’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica di Forlì. Lo comunica con una nota il Cda della società.

L’addio del club romagnolo al calcio professionistico oltre ad essere evidentemente un dolore immenso per i propri tifosi è anche un dispiacere autentico per tutte quelle persone che per generazione e passione hanno vissuto la Serie A anni ’70 e ‘anni 80’ e hanno visto la squadra bianconera raggiungere i suoi massimi traguardi, diventando in quel tempo la regina delle provinciali e modello da seguire per le stesse.

Dino Manuzzi

Fondata nel 1940 da Alberto Rognoni, dopo una fugace apparizione in Serie B nella stagione 1946/47, negli anni ’50 il Cesena retrocede gradualmente fino al quinto livello del calcio italiano. Il decennio successivo vede i bianconeri  approdare nuovamente alla terza serie, mentre nel 1964 il conte Rognoni cede la società e inizia l’era Dino Manuzzi che coincide con la scalata dal Cesena verso i punti più alti mai toccati. Tre anni più tardi con Cesare Meucci alla guida raggiunge infatti nuovamente la serie cadetta, categoria che manterrà fino alla stagione 1972/73 quando allenata da Luigi Radice raggiunge per la prima volta nella sua storia la Serie A.

Ottenuto questo storico risultato, Gigi Radice si lascia attrarre dalle lusinghe della Fiorentina, e tre anni più tardi riporterà il Torino alla vittoria dello scudetto dopo 27 anni. Nel 1973/74 dunque, in coincidenza con il primo scudetto della Lazio, il Cesena affidato al tecnico Eugenio Bersellini  gioca il suo primo campionato di massima divisione.

Nella stagione 1975-76 i bianconeri raggiungono il massimo traguardo della loro storia: il sesto posto in classifica e la qualificazione alla successiva Coppa Uefa. Era il Cesena di Pippo Marchioro, che ci piace ricordare nella formazione tipo:  Boranga, Ceccarelli, Oddi, Festa, Danova, Cera, Bittolo, Frustalupi, Bertarelli, Rognoni, Urban. Una squadra all’avanguardia che giocava un calcio spumeggiante.

Cesena 1976/77

In Coppa Uefa nella stagione successiva la guidò Giulio Corsini: eliminazione al primo turno contro i tedeschi est del Magdeburgo, che schieravano campioni come Sparwasser. Sconfitta 3-0 in Germania ma quasi rimonta alla ‘Fiorita’: 2-0 all’inizio del secondo tempo, poi  tante occasioni ma in contropiede il Magdeburgo non perdonò Boranga. Cesena in 10 nel finale per l’espulsione di Mariani vinse 3-1, ma la sua avventura europea si concluse lì.

Walter Schachner

Inizia poi un periodo difficile e il Cesena retrocede di nuovo in Serie B. Nella stagione 1980-81, con la presidenza passata a Lugaresi, la compagine romagnola centra il ritorno nella massima divisione con una squadra guidata dal giovane Osvaldo Bagnoli. Per la nuova avventura in Serie A, allenatore G.B. Fabbri, a Cesena arriva il centravanti della nazionale austriaca Walter Schachner. Inoltre in questi anni le giovanili bianconere ottengono la vittoria del Campionato Nazionale Primavera nelle stagioni 1981-82 con Arrigo Sacchi in panchina e poi nel 1985-86. Dal vivaio escono giocatori come Sebastiano Rossi, Ruggiero Rizzitelli, Alessandro Bianchi e Massimo Agostini.

Poi altalena tra B e C negli anni 1990 e 2000 con il Cesena che per due decenni saluta la Serie A. Nella stagione 2014-15, quindi quasi fino ai giorni nostri, disputa per l’ultima volta il campionato di Serie A. Oggi, dopo la salvezza ottenuta tra i cadetti la passata stagione, travolta da una voragine di  debiti finisce la sua gloriosa storia durata 78 anni e che forse riprenderà dai Dilettanti.

Giampiero Ceccarelli

Una storia fatta di tanti buoni giocatori, tra cui ci piace ricordare la bandiera del calcio cesenate Giampiero Ceccarelli, cresciuto nelle giovanile bianconere e poi pilastro della squadra per ben diciannove stagioni professionistiche consecutive. E quelli che hanno indossato anche la maglia biancoceleste: i campioni d’Italia ‘74 Oddi e Frustalupi, poi Garlini capocannoniere in Serie B con la Lazio nel 1985/86 e in tempi più recenti Candreva e Parolo. Una storia fatta inoltre e soprattutto di ottimi allenatori, oltre ai citati Meucci, Radice, Bersellini, Marchioro, Bagnoli, Giovan Battista Fabbri, ricordiamo tra gli altri Vicini , Bigon, Lippi e Bolchi. Una storia che in futuro ci piacerebbe rivedere, magari anche in Europa come in quegli indimenticabili metà anni Settanta.

 

 

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